Robben Island

Robben Island

Canon Eos 5D Mark II

Quando muore un uomo di 95 anni, anche se dispiace sempre, purtroppo fa parte dell’ordine naturale delle vita. Quando muore un uomo di 95 anni, che ha contribuito a migliorare la vita di migliaia di persone, della sua nazione e anche del resto del mondo, il dolore tocca tutti.
Ieri, 5 dicembre, nella sua casa di Johannesburg è morto Nelson Mandela e giustamente ovunque sui social network sono arrivati i messaggi di cordoglio.
Io ho deciso di scrivere questo articolo su Robben Island, la prigione che ha “ospitato” il leader della lotta contro l’Apartheid e che ho avuto la fortuna di visitare quest’estate.
Si tratta di una piccola isola a 12 km da Città del Capo, dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco nel 1999. Nel corso dei secoli venne prima abitata dai primi europei che si trasferivano in Sudafrica, poi, a cavallo tra il XIX e  il XX secolo divenne una colonia per lebbrosi e infine fu utilizzata come carcere per i prigionieri politici che lottavano contro l’apartheid.
Oggi è diventata un’attrazione turistica che ogni giorno mostra a migliaia di visitatori l’orrore di una prigionia ingiusta e i luoghi nel quale Mandela ha vissuto per 18 anni. Percorrere, con la guida, il cortile, la cava, i corridoi e infine la cella (di solo 2 metri quadrati) dove ha vissuto il leader sudafricano, ti fa capire la forza di un uomo che nonostante le avversità e le incredibile ingiustizie di quegli anni, non ha mai smesso di lottare, arrivando a sconfiggere quelle assurde leggi, salvando la vita di migliaia di sudafricani e vincendo il Premio Nobel per la Pace nel 1993.
Nel corso della sua prigionia, Mandela non ha mai smesso di lottare, di scrivere (anche se lo faceva, cercando di non farsi scoprire dai suoi carcerieri), di documentarsi e di leggere. Una delle poesie che citava più era Invictus di William Ernest Henley. Personalmente, l’ho scoperta solo dopo aver visto l’omonimo film di Clint Eastwood e aver letto il libro Ama il tuo nemico di John Carlin, che raccontano la storia dei campionati mondiali di rugby del 1995, vinti dal Sudafrica (appena uscito dall’Apartheid) che hanno contribuito, insieme a Mandela a far nascere una nazione.

Il finale è la parte che preferisco e forse Nelson Mandela è riuscito davvero a mettere in pratica:
“Non importa quanto stretto sia il passaggio,
Quanto piena di castighi la vita,
Io sono il padrone del mio destino:
Io sono il capitano della mia anima”.

When a 95yo man dies, unfortunately, is part of the natural order of life. When a 95yo man, that helped to improve the lives of thousands of people in his country and in the rest of the world, dies, the pain affects everyone.
Yesterday, December 5, Nelson Mandela died in his home in Johannesburg  and rightly a lot of people on the main social networks wrote a message of condolence .
I decided to write this article about Robben Island, the prison that has “hosted” the leader of the struggle against apartheid and that I had the fortune to visit this summer.
It’s a small island at about 7,5 miles from Cape Town, Unesco World Heritage Site since 1999. Over the centuries, it was initially inhabited by the first Europeans who moved to South Africa, then, at the turn of the nineteenth and twentieth century it became a colony for lepers and eventually it was used as a prison for political prisoners who fought against apartheid.
Today it has become a tourist attraction that shows every day to thousands of visitors the horror of unfair imprisonment and the places in which Mandela lived for 18 years. Going through the courtyard, the quarry, the corridors and finally the cell (only 2 square meters) where the South African leader lived, you can understand the strength of a man who in spite of adversity and incredible injustice of those years, never stopped fight, coming to defeat those absurd laws, saving the lives of thousands of South Africans and winning the Nobel Prize for Peace in 1993.
During his imprisonment, Mandela has never stopped to fight, to write (even if he did, trying to avoid being discovered by his captors), to obtain information and to read. One of his favorite poems was Invictus by William Ernest Henley. Personally, I only discovered it, after seeing the namesake film by Clint Eastwood and having read the book Playing the Enemy by John Carlin, that describe the story of the 1995 Rugby World Cup, won by South Africa (just come out from apartheid) that have contributed, along with Mandela to give birth to a nation.

The ending is my favorite part and maybe Nelson Mandela was really able to put into practice:
“It matters not how strait the gate,
How charged with punishments the scroll,
I am the master of my fate:
I am the captain of my soul”.

Robben Island, Western Cape, South Africa

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